Questa sala è dedicata a Vitaliano Corbi, storico dell’arte scomparso nel 2010. La collezione ospitata raccoglie opere di artisti napoletani dal secondo dopoguerra a oggi, spaziando dall’Arte Informale all’Espressionismo Astratto, dalla Transavanguardia all’Arte Concettuale. Essa rappresenta una riflessione sul contesto sociale in cui questi artisti hanno operato e continuano a operare.
Mezzo secolo di eccellenze e drammi, un mosaico di fattori ambientali intrecciati a rappresentazioni tanto autentiche quanto banali delle tragedie, segna la storia e la contemporaneità di Napoli. La pizza e la Camorra, Maradona e la spazzatura, la guerriglia urbana e le strade dei presepi, il centro direzionale e il colera, le stazioni dell’arte e le vele di Scampia: incoerenze, contrasti e luoghi comuni che disegnano l’immagine stereotipata della città.
Superare queste barriere contestuali è stata la sfida raccolta dagli artisti napoletani, che hanno trovato in queste contraddizioni l’humus creativo da cui attingere. Napoli non è Stoccolma e “Casoria non è Milan,” ma è significativo che Giorgio Gaber iniziasse uno spettacolo dicendo: “Voi non vi aspettereste… un terreno fertile per la creatività individuale… dove la tonalità principale è un grigio pregnante e fermo.”
Fautore degli studi sull’arte napoletana dal secondo dopoguerra in poi, Vitaliano Corbi ha sempre sostenuto il valore dell’espressione creativa partenopea, svincolata dalle logiche del mercato. Particolare attenzione fu dedicata dallo studioso al concetto di museo, la cui attività, secondo Corbi, non dovrebbe limitarsi al solo evento espositivo ma espandersi attraverso un lavoro sistematico di ricerca, studio e documentazione.

