AperiART Fuoco cammina con me

FUOCO CAMMINA CON ME
Venerdi 23 settembre 2022
Start 20.00
In mostra 20 artisti internazionali
a cura di Adelinda Allegretti

SILLABA
“Tu suono di tutte le cose”
Concerto e presentazione del nuovo Video clip
Venerdì 23 settembre 2022
Start 21.30

Con il patrocinio:
Forum Austriaco di Cultura a Roma
Ambasciata di Grecia a Roma
Ambasciata d’Irlanda in Italia
Ufficio Culturale dell’Ambasciata di Spagna in Italia
Accademia d’Ungheria a Roma.


   

ARTISTI
Anthony Gerald Binns UK
Fu Wenjun CINA
Valentín Gallego Gallardo SPAGNA
Olga Buneeva RUSSIA
Carmelo Compare ITALIA
Joy Engelman AUSTRALIA
Guglielmo De Filippo ITALIA
Tibor Hargitai CANADA/UNGHERIA
Marina Iorio ITALIA
Isolda Mora Noli USA
Lorella Lion ITALIA
Christina Mitterhuber AUSTRIA
Roberta Minaccioni ITALIA
Catherine Perehudoff Fowler CANADA
Silvia Pisani ITALIA
Marie Perrakis GRECIA/LUSSEMBURGO
Gianmario Quagliotto ITALIA
Fintan Whelan IRLANDA
Violino Mantieco ITALIA
Ersoy Yilmaz TURCHIA

TESTO IN CATALOGO
Per la mostra al CAM_ è stato espressamente chiesto agli artisti di dare forma visiva alla loro personale idea di fuoco. È così che per l’ungherese-canadese Tibor Hargitai esso si accompagna, letteralmente, in un polittico dal titolo 4 ELEMENTS? (2022), ad acqua, terra e aria. Il loro legame è indissolubile. Invece l’australiana Joy Engelman con la sua After the Fire Has Died (2022) raffigura la distruzione tout-court; il passaggio del fuoco non lascia scampo, divora ogni cosa e lascia un mucchio di cenere e di elementi ormai irriconoscibili. Anche l’austriaca Christina Mitterhuber, in Fire & Ashes (2021), seppur in maniera meno violenta, lascia intravedere fiamme e cenere alzate dal vento. La stessa violenza è insita in Paz y libertad para Ucrania (2022) dello spagnolo Valentín Gallego Gallardo, laddove il fuoco è quello delle bombe. Non occorre certo raffigurarlo, ma evocarne il passaggio. E ancora fuoco distruttore è quello di Gianmario Quagliotto in entrambe le sue opere, Eolie, il risveglio di Vulcano 1888 (2022) e la coeva Lato alieno della Terra, cui si accompagna anche Fuoco cammina con me (2022) di Carmelo Compare, ovvero lava pura e incandescente, che procede lenta ma non lascia scampo. E a guardare l’opera del cinese Fu Wenjun, Re-reading of Art History, A Baker and His Wife, Pompeii, 1st Century AD (2019), nonostante ne dia una reinterpretazione pop, per noi che sappiamo come è andata a finire, ha la forza di un memento mori

Quello di Guglielmo De Filippo è il passo successivo e Rinascita della Fenice (2021) riporta in maniera evidente alla vita e alla speranza, insite nella simbologia dell’uccello di fuoco. Siamo al giro di boa.

Materia nera con tre crateri rossi (2021) di Violino Mantieco sublima del tutto l’idea di distruzione. Quella superficie tanto devastata che potrebbe far pensare alla terra dopo il passaggio della lava e a dei crateri in ebollizione, diventa la rappresentazione di una trasmutazione. E se si trattasse più di un subbuglio interiore, che lento lento si fa strada dentro di noi, solo apparentemente distruggendo, in realtà per dare vita a qualcosa di ‘altro’?

Da qui in avanti il fuoco non solo non fa più paura, anzi pian piano diventa un alleato. Nella tela dell’americana Isolda Mora Noli, Rainforest Girl (2022), figura umana e natura si compenetrano a tal punto che diventa impossibile distinguerle; allo stesso modo i colori rosso e verde, complementari, si comportano come due entità, apparentemente contrapposte, che si esaltano a vicenda. Poi i delicati, piccoli e preziosi acquerelli dell’artista canadese Catherine Perehudoff Fowler, Flaming Clouds (2021) e Red Clouds #5 (2008), che accendono il cielo e il suo riflesso nell’acqua di un rosso che anima il paesaggio. Lo stesso cielo al momento del tramonto che ritroviamo in My Only Sunshine (2013) dell’artista turco Ersoy Yilmaz. Sue anche altre due ceramiche coeve, rispettivamente Match e Smoke, in cui il fuoco è quello perituro di una sigaretta.

Nelle opere dell’artista irlandese Fintan Whelan, Among the Flames I e II (2022), la potenza distruttiva del fuoco è solo un ricordo. Tutto si muove, in accordo col esso, in maniera fluida e avvolgente. Persino il rosso delle fiamme lascia il posto a colori meno impetuosi ed aggressivi, direi stemperati. Ma il rosso non scompare, anzi. Cambia ruolo. L’artista greca Marie Perrakis, nella sua Rules of the Game of Luck (2022), inserisce parole quali ‘speranza’, ‘Dio’, ‘spettro’ e molte altre ancora, ora scritte in greco antico, ora in ebraico. Quel groviglio rosso, il Fuoco Sacro della passione, racchiude in sé infinite possibilità, basta andarle a leggerle, a cercarle. Ci stiamo spostando su livelli di lettura sempre più ‘alti’. Marina Iorio dà la sua visione di fuoco attraverso Alhena (2022), la stella subgigante bianca, la terza più luminosa della costellazione dei Gemelli. Il suo nome in arabo, Al Han’ah, significa ‘marchio a fuoco’.

In A Little Magic III (Un po’ di magia III) (2001), l’artista inglese Anthony Gerald Binns richiamava con grande ironia l’idea del pentolone di stregoni e fattucchiere. È l’athanor che custodisce il fuoco della trasmutazione alchemica, una sorta di forno che per iconografia non si discosta poi molto dal ventre del vulcano. Il passaggio al lavoro di Olga Buneeva è fluido come i lavori di Whelan… Non a caso Il vulcano (2022) è un’opera ceramica e che pertanto non può prescindere dal forno. La parte esterna è scura, imperfetta, modellata forse più con l’idea di dare risalto al contenuto che al contenitore in sé, tanto che tutta l’attenzione si focalizza su quel collo foderato di rosso.

La passione che muove da dentro è il comun denominatore dei tre lavori di Roberta Minaccioni – Lidia, Paola, Romina (Mo, Profumo di albicocca) – tutti datati 2022. Ritratti di donne forti, che grazie alla loro determinazione si sono fatte strada nel lavoro e nella vita, a dispetto di ogni incertezza e paura. Anche questo è fuoco.

E parlando di fuoco non poteva rimanerne escluso colui che lo diede agli uomini, contravvenendo ad ogni ordine. Il Prometheus (2022) di Lorella Lion trae spunto dal fuoco della conoscenza e della civilizzazione, nella loro accezione più positiva, ma Prometeo è anche stato disobbediente, altrimenti il genere umano avrebbe conosciuto una storia diversa… aggiungo io. Anche qui c’è ancora l’idea di qualcosa di inarrestabile, che tutto fagocita e che quando si presenta non c’è nulla in grado di arrestarlo. Al contempo è prezioso, questo il senso della foglia d’oro. Mi piace chiudere con Anime dannate (1999) di Silvia Pisani e la passione che ne avvolge i corpi nudi, ma solo per ‘riabilitare’ l’idea delle fiamme del peccato e della disobbedienza…

Adelinda Allegretti

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